Turchia: la situazione a pochi giorni dalla MESSINSCENA golpe

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Oltre 15.000 i docenti rimossi dai loro incarichi; alcune migliaia di giudici licenziati; poi l’epurazione degli Imam vicini a Gulen, ma anche altri funzionari dello stato, compresi agenti di polizia, militari e alcuni graduati non necessariamente legati al golpe, ma che non vedono di buon occhio Erdogan, che piace in pratica solo alla parte islamista della Turchia.

 Erdogan ha “finalmente” rimosso ogni oppositore, che potrà rimpiazzare con suoi fedeli. E finalmente, oltre ad avere il potere esecutivo, controllando il governo, è riuscito a lottizzare con i suoi fedeli anche la magistratura, che dovrebbe essere indipendente dal governo, ed i militari, che sul governo avrebbero dovuto vigilare per evitare svolte islamiste o dittatoriali.

Erdogan ripristinerà la pena di morte

Probabilmente Erdogan non si spingerà a praticare la pena di morte agli insorti, anche perché applicarla retroattivamente sarebbe roba degna dei peggiori regimi della storia, ingiustificabili di fronte a Onu, UE e Nato, ma la reintrodurrà per usarla in eventuali golpe successivi, e fare in modo che non ci siano golpe veri.
 
Con questa pantomima Erdogan sta accusando i suoi avversari per metterli fuorigioco, per rendere lecita la persecuzione di chi si riconosce in questi leader, ad iniziare da Gulen.
Erdogan ha dovuto attendere molti anni prima di fare questa messinscena. Quando prese il potere, i militari non gli avrebbero mai consentito di varare certe leggi che hanno alimentato l’islamismo, in una nazione che avrebbe dovuto essere laica per volontà del fondatore Ataturk ma anche dei cittadini. E nella Turchia gli islamici erano piuttosto moderati, fino a qualche lustro fa.

Ora Erdogan controlla tutti i poteri dello stato

Erdogan ha cercato in questi anni di portare dalla sua parte più vertici militari possibili, ma anche la polizia ed i servizi segreti, trattati con i guanti gialli dal sultano, che sa bene quanto sia importante avere le forze dell’ordine dalla sua parte, specie in un paese dove i militari dovrebbero essere indipendenti e vigilare sul governo, intervenendo per rimuoverlo se fa leggi dittatoriali o islamiste. Ed Erdogan aveva fatto entrambe le cose. Ma godendo dell’appoggio di numerosi generali e colonnelli, il sultano è riuscito a scongiurare un golpe, fino al giorno della messinscena, che elimina possibilità future di golpe e permette ad Erdogan di diventare un dittatore totalitario, con il beneplacito della parte islamista della popolazione, quelli che vorrebbero tornare al califfato ottomano e alla sharia.

Erdogan ora ha campo libero

Recep Erdogan ora ha la strada spianata, ha rimosso tutti coloro che si opponevano, solo ideologicamente, alle sue riforme islamiste. Ora Erdogan ha campo libero. Fino ad oggi doveva stare attento a mantenere certi equilibrismi, perché se aveva dalla sua buona parte dei funzionari, ne aveva anche alcuni contro, e le cose sarebbero potute cambiare se alcuni avessero mollato il sultano. Lo tenevano, come si suol dire, “per le palle”. Ora invece è Erdogan che tiene per le palle loro. Con una ampissima maggioranza di fedeli, chi non lo è non rappresenta un pericolo, e sarà prontamente rimosso, con ritorsioni per “colpirne uno ed educarne cento”, in modo che chi è contrario al sultano, tenga per se i propri pensieri e lo appoggi pubblicamente ingoiando il rospo.

La falsa adesione all’UE per indebolire l’esercito turco

La prospettiva di aderire all’UE, con le trattative avviate nel 1999, hanno progressivamente tolto potere all’esercito turco, a cui erano state affidate le prerogative di intervenire e rimuovere i governi che avessero fatto leggi ingiuste e dittatoriali, oppure governi che avessero sostenuto idee islamiste. I cittadini turchi erano entusiasti di aderire all’Unione Europea, cosa che avrebbe portato vantaggi economici, commerciali, e sopratutto la libera circolazione in Europa e nei tanti paesi che hanno accordi con gli stati membri dell’UE. Per questo quando per adeguarsi alle richieste ed ai requisiti dell’UE venivano tolti poteri all’esercito, i vertici militari non potevano protestare, non avrebbero avuto il consenso ed il sostegno popolare, e l’opposizione sarebbe stata vista come un egoistico tentativo di non perdere potere da parte dei generali.
Parallelamente, Erdogan ha cercato di portare dalla sua parte generali e vertici dell’esercito, oltre a quelli della polizia – a cui ha aumentato sensibilmente gli stipendi, per renderli fedeli a lui – ed i servizi segreti. Con la scusa della minaccia terroristica, ha dotato la polizia – a lui fedelissima al puntod da essere definiti “pretoriani” di Erdogan – di armi potenti e di carri armati, e ne ha aumentato il numero, in modo da controbilanciare la forza dell’esercito, composto da 1 milione di unità, ma nel 70% dei casi sono giovani di leva.
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