Ecco perché le canzoni di”Bello Figo” vanno fermate

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Vorrei dire la mia sul nuovo “fenomeno” del momento, nato sul web e sbarcato sul piccolo schermo, sollevando un caso nazionale. Mi riferisco il cantante rap Bello FiGo, autore di controverse canzoni, venuto alla ribalta della cronaca nazionale dopo la sua partecipazione al programma televisivo di Belpietro, dove si è confrontato con la Mussolini e con un mediatore culturale di colore che ha partecipato alla trasmissione.
Bello Figo è quello che viene definito un “troll”, ovvero un personaggio che fa delle provocazioni per suscitare reazioni forti. Ovviamente le sue canzoni sono una commedia, con cui Bello FiGo deride gli stereotipi di una parte della popolazione, che crede veramente che i migranti siano dei nullafacenti ospitati in strutture a quattro stelle.
A suo modo Bello FiGo è un artista, ha saputo muoversi per emergere e raggiungere quella notorietà che gli permette di essere invitato alle serate in discoteca. Se non ci fossero milioni di persone alla fame si potrebbe farci una risata, ma vista la situazione in cui versa il paese, è necessario fermarlo, o meglio fermare quel “genere musicale”, se così lo possiamo definire.

La situazione sta diventando caldissima

I servizi televisivi con ospite Bello Figo hanno fatto indignare milioni di italiani, e c’è chi è arrivato a minacciare il rapper, inducendo un locale che doveva ospitarlo ad annullare la serata a cui avrebbe dovuto prendere parte, perché ci sarebbero potuti essere persino problemi di ordine pubblico. Bello Figo rischia seriamente di attirare contro di se la follia e l’esasperazione di qualcuno, e anche questo è un punto da tenere in considerazione.
Con il seguente articolo non intendo invocare la persecuzione giudiziaria per il presunto rapper, ma la legge dovrebbe fermare e mettere fuori legge canzoni o altre espressioni come quelle di Bello Figo, che seppure in modo indiretto, finiscono per alimentare odio e intolleranza, non solo contro di lui, ma contro i rifugiati.
In un periodo come quello attuale, con milioni di persone in grave difficoltà, alla fame, vedere uno che canta “io non pago affitto” “non faccio l’operaio, non mi sporco le mani” è inammissibile, anche se si tratta di “satira” o di rap, queste canzoni sono uno schiaffo a chi dura fatica a garantirsi da mangiare e chi un lavoro da “opraio” se lo sogna di notte.
Qui non c’è in ballo la libertà di parola e di espressione, poiché canzoni del genere non esprimono niente: non si tratta di canzoni di contestazione, che invocano diritti, non narra
ne il disagio sociale, ne una cultura o altro. E danneggiano e mancano di rispetto in primis ai profughi e ai rifugiati, come evidenziato da un mediatore culturale senegalese ospite di Belpietro, che pronunciò parole forti nei confronti del giovane rapper.

Canzoni che alimentano l’intolleranza e la xenofobia

Con queste trovate finisce per gettare benzina su un fuoco – quello dell’intolleranza e del razzismo – che già arde fortemente. E’ evidente che sia un furbetto che ha capito come guadagnare visibilità e finire in TV e a fare ospitate, ma queste canzoni, che velatamente istigano alla violenza sulla “donna bianca”, dovrebbero essere considerate una forma di istigazione all’odio razziale. Ci sono molti modi di istigare l’odio: sicuramente uno di questi è insultare e denigrare persone di diversa nazionalità o colore della pelle, ma anche queste canzoni, in modo diverso, finiscono per generare sentimenti di odio. Anzi, a mio modesto parere, talvolta fanno più danni queste trovate qua di coloro che seminano odio in modo diretto.
Alcuni anni fa la magistratura indagò il cantante neomelodico Nello Liberti, un giovane padre di famiglia che lavora sulle navi, autore della canzone”o capoclan”, che seppure potesse apparire come un’esaltazione dei boss, aveva una sua logica, narrando sotto forma di canzone una realtà, un modo di vedere le cose ancora radicato in alcune aree del paese, e di certo non istigava ne a delinquere, ne ad altro.
Mi auguro che non succeda niente, anche perché sarebbe veramente assurdo se qualcuno facesse del male ad una persona per delle canzoni, per quanto possano essere deprecabili, ma il clima che si è venuto a creare – dalle minacce ricevute, fino agli insulti rabbiosi postati da numerose persone sui social – sono segnali che mi auguro che Bello Figo non sottovaluti, perché al mondo ci sono tante persone folli. Ora che ha raggiunto la notorietà potrebbe impegnarsi in modo più positivo e propositivo, ma purtroppo questo non farebbe notizia, molto probabilmente, a differenza delle provocazioni che invece fanno audience.

Le responsabilità dei media e della gente

Se la situazione è questa dobbiamo ”ringraziare” anche i mass media, e alcuni nostri connazionali. I giornalisti pur di fare audience sono ben lieti di suscitare indignazione e cavalcarla, e dando visibilità solo ai gesti eclatanti o alle “sparate”, finiscono per istigarle indirettamente. Guardate la manifestazione di ieri dei Forconi, che hanno messo in scena l’arresto di un ex deputato. Alla annunciata “rivoluzione” hanno partecipato una decina di personaggi, ma è bastato fare il gesto eclatante per far parlare di se. Se fossero stati in 10mila, anziché in 10, e avessero fatto delle rivendicazioni giuste e normali, i media non se li sarebbero filati.
La colpa è anche della gente, che va dietro e rende “star” personaggi discutibili e tremendamente trash. Uno di questi è Andrea Diprè, che in più occasioni ha esaltato l’uso di cocaina. Personaggi senza arte ne parte che finiscono nel giro delle serate nei locali e della celebrità non grazie a meriti, ma grazie a demeriti e provocazioni…

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