Nerone: il primo omicidio politico da signoraggio

Riceviamo e pubblichiamo dallo scrittore Alessandro De Angelis

12804266_10206961562171650_1486179668_nMarco 11,15-19
Così giunsero a Gerusalemme. E Gesù, entrato nel tempio, cominciò a scacciare quelli che nel tempio vendevano e compravano e rovesciò le tavole dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombi. E non permetteva ad alcuno di portare oggetti attraverso il tempio. E insegnava, dicendo loro: «Non è scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti”? Voi, invece, ne avete fatto un covo di ladroni!». Ora gli scribi e i capi dei sacerdoti, avendo udito queste cose, cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era rapita in ammirazione del suo insegnamento. E, quando fu sera, Gesù uscì fuori dalla città.
Un covo di ladroni, questa l’accusa di Gesù ai cambiavalute ebrei che cercavano di prendere il potere attraverso il controllo del denaro prestato ad interessi ai non ebrei. Alla fine sono riusciti nel loro abominevole scopo, hanno messo sotto dittatura l’intera Europa attraverso la sovranità monetaria, tolta agli stati grazie al tradimento dei politici loro camerieri. Ma come poteva essere che Gesù compiesse un gesto così eclatante senza l’intervento dei legionari? Semplice, il re dei re era nipote di Cesare Augusto, che diede in affidamento a sua sorella Ottavia Alessandro Eli, figlio di Marco Antonio e di Cleopatra. Da Alessandro Eli ed Ottavia nacque Giuseppe Eli, che ritrovate nella genealogia di Luca nel suo vangelo, e da Giuseppe Gesù, nipote del primo imperatore di Roma, e nipote della regina Cleopatra d’Egitto, madre di Maria. La più grande eresia storica di tutti i tempi rischia ora di far traballare il loro impero economico: come poteva Roma accettare la diffusione di una religione di stato, il cristianesimo, su un Gesù ebreo, visto che ebbero continue guerre con questo popolo aggressivo nei confronti di chi portò la civiltà in tutto il mediterraneo? Se ci riflettiamo bene, Roma, nella figura dell’imperatore Costantino prima e Teodosio poi, non avrebbe mai acconsentito a costruire il cristianesimo su un Gesù ebreo marginale, ne tanto meno arabo-idumeo, ma assolutamente si su un Gesù Romano nipote del triumviro Marco Antonio. Gesù ebreo è un’eresia storica intollerabile visto che Roma era coinvolta in continue guerre con gli ebrei. La prima guerra giudaica del 66-70 d.C., iniziò sotto il regno di Nerone e terminò sotto il regno di Vespasiano generando oltre 600000 morti, e culminò con la distruzione del Tempio di Gerusalemme ad opera di Tito, figlio di Vespasiano ed imperatore di Roma dal 79 all’81; la seconda, nel 115-117 d.C., chiamata anche “guerra di Kitos”, interessò le città della Diaspora, iniziando e concludendosi sotto il regno di Traiano con ugual numero di morti; la terza, nel 132-135, si concluse sotto il regno di Adriano, sostenuta da Simone bar Kokhba, che si elesse a Messia sfociò anch’essa in un bagno di sangue. Dopo questa, il nome di Iudaea, (Giudea), fu cambiato in quello di Syria Palaestina. Ma spesso ci si scorda di altre due ribellioni ebraiche contro i Romani: la rivolta contro Gallo del 351 e quella contro Eraclio del 613 d.C., che portò gli Ebrei a governare Gerusalemme per cinque anni. Vediamo ora i veri motivi che portarono alla congiura dei Pisoni contro Nerone, un imperatore fatto passare per pazzo dagli storici asserviti al potere.  Vediamo il suo operato politico sociale per capire se la figura da folle che è stata plasmata su di lui sia realistica oppure frutto di una storia di potere, scritta per screditare un personaggio politicamente scomodo.
Come divenne imperatore, Nerone elargì subito 400 sesterzi ai cittadini di Roma, assicurando inoltre una pensione fino a mezzo milione di sesterzi l’anno ai membri del senato in difficoltà economiche. Infine distribuì frumento gratuito ogni mese ai pretoriani. A livello politico cercò di ridare dignità alla magistratura del consolato, facendo in modo che la carica durasse almeno sei mesi, nominando dai due ai quattro consoli ogni anno. Tra il 55 ed il 60 d.C. Nerone assunse il consolato per ben quattro volte, mantenendolo per l’intero anno nel 57 d.C., e quando il senato gli propose di acquisirlo a vita rifiutò. La stessa moralità non si trovava nella vecchia classe politica, tanto che Seneca nel 58 d.C. fu accusato da Suillius, console nel 50 d.C. sotto l’imperatore Claudio, che si chiese come aveva fatto ad accumulare in soli quattro anni trecento milioni di sesterzi; osservazione che gli costò un tentato processo a cui Nerone si oppose.
A livello giuridico Nerone introdusse l’intra cubiculum principis, ovvero l’abolizione delle procedure segrete e discrezionali, cambiando la prassi che prevedeva di emettere la sentenza lo stesso giorno del processo, ponendo un limite anche alle onerose parcelle degli avvocati e dei delatori, il cui compenso fu demandato all’erario. Questi provvedimenti gli misero contro molte persone della politica e dell’aristocrazia Romana, arrivando persino a far processare e condannare per mala gestione delle provincie i governatori che lo stesso imperatore aveva nominato. Un imperatore scomodo che tra il 54 ed il 61 d.C. processò dodici governatori, arrivando persino ad impedirgli di allestire i famosi spettacoli “circensi” tra gladiatori e bestie feroci, in cui spese di allestimento erano a carico dei contribuenti. Si inimicò anche la classe aristocratica, vietando ai residenti in Egitto di possedervi terre per costituirvi dei latifondi.
Ma la goccia che fece traboccare il vaso per la classe politica e aristocratica Romana fu la riforma monetaria di Nerone, i cui prodromi li troviamo nel 57 d.C., quando tolse il controllo dell’aerarium Saturni (amministrazione della tesoreria) al senato, al cui posto mise i praefecti aerarii Saturni, facendo sì che i prefetti fossero senatori di rango del pretorio scelti direttamente da Nerone, con la conseguenza che il senato perse il potere di coniare moneta. La riforma monetaria avvenne tra il 63 e il 64 d.C., con relativo abbassamento del piede dell’aureus ed a un contemporaneo aumento del rapporto del denarius rispetto all’aureus.
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Con questa riforma Nerone cercò di riavviare l’economia attraverso un aumento della moneta circolante, portando al contempo un utile nelle casse dello stato ed il vantaggio delle classi medie di non usare l’aureus ma il denarius, con danno dei ricchi che avevano tesaurizzato l’aureus.
Ma notevoli furono anche le riforme che Nerone fece in tema di fisco innanzitutto con l’abolizione della portoria, ovvero l’abolizione delle tasse che si pagavano nei porti, eliminando i dazi di entrata e uscita delle merci che si scambiavano nelle varie provincie dell’impero, rendendo libera la loro circolazione. Ovviamente questo significava una diminuzione delle entrate tributarie da parte dell’erario, che venivano compensate da un aumento del volume delle tasse di compravendita, cui segui un moderato aumento delle tasse dirette. L’abolizione dei dazi danneggiava  sopratutto i senatori, che erano in primis i grandi proprietari terrieri italiani, che dovevano ora fronteggiare una maggior concorrenza da parte dei produttori delle altre provincie fuori dell’Italia. Non solo, anche i cavalieri, ovvero gli appaltatori delle tasse, avrebbero visto scomparire una fonte principale del loro reddito, a tutto vantaggio della popolazione che vedeva diminuire il costo della vita. Fu a questo punto che il senato, controllato in gran parte dai ricchi proprietari agrari, cercò di contrastare Nerone impedendogli di procedere con la sua riforma fiscale, cui l’imperatore reagì  emanando altri provvedimenti come l’abolizione delle sopratasse inventate dagli appaltatori, esenzione delle tasse per le navi mercantili che trasportavano il grano a Roma, rendendo pubbliche le norme fino ad allora segrete per l’esazione delle tasse, che non potevano inoltre essere richieste dopo un anno, e dando infine la precedenza ai processi contro gli appaltatori delle tasse. Queste furono le vere cause scatenanti che portarono alla famosa congiura dei Pisoni contro Nerone.

Cristo il romano sarà la nostra arma vincente per liberare l’Italia dalla dittatura del potere sionista. Una verità storica sotterrata per 2000 anni sta riemergendo prepotentemente e si abbatterà come uno tsunami travolgendo gli invasori che hanno precluso il nostro presente ed il futuro dei nostri figli attraverso il precariato e l’immigrazione di massa. “Non sono venuto a portare la pace ma ferro, fuoco e guerra”, “Chiunque ha un mantello lo venda e compri una spada”, parole di Gesù che non si nominano mai nelle omelie dei sacerdoti, parole che ancora oggi faranno male a chi ha osato toglierci la nostra patria. Signori, o si fa l’Italia adesso o si muore veramente. Non stiamo parlando di rivoluzione, ma di liberazione del nostro stato schiavo di un golpe abilmente occultato dai politici che ci hanno tolto la sovranità monetaria che ci riprenderemo, processando tutti i traditori.

Tratto dal Libro l’Ultimo faraone, Erode Gesù la discendenza reale del sangue di Cristo, e dal libro in Prossima uscita Cristo il Romano

Alessandro De Angelis ricercatore antropologo e storico delle religioni.

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