Migranti, la “soluzione” australiana: pagano gli scafisti per andare in Indonesia!

Che l’Australia sia una nazione ben poco propensa nei confronti dell’immigrazione clandestina è notorio. Come lo è il fatto che più volte il paese è stato messo sotto accusa per le condizioni in cui vengono “ospitati” i migranti, trasferiti su isolette, roba che il CIE di Ponte Galeria in confronto sembra un albergo a quattro stelle. Qualcuno ha definito per centri le “Guantanamo australiane”…

A moment of rescue operations of a boatload of migrants of sub-Saharan origin by the crew of the ship Euro Mediterranean Sea South, 6 September 2014. The migrants were rescued as part of the Mare Nostrum operation that Italy launched after some 400 migrants died in two separate boat disasters in October 2013. Italy is struggling to cope this year with a huge increase in the already big flow of migrants to attempt the hazardous crossing from North Africa. ANSA/ GIUSEPPE LAMI
A moment of rescue operations of a boatload of migrants of sub-Saharan origin by the crew of the ship Euro Mediterranean Sea South, 6 September 2014. The migrants were rescued as part of the Mare Nostrum operation that Italy launched after some 400 migrants died in two separate boat disasters in October 2013. Italy is struggling to cope this year with a huge increase in the already big flow of migrants to attempt the hazardous crossing from North Africa. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Per capire quale sia la politica australiana circa i flussi migratori, basti pensare che a fronte di un forte aumento, negli ultimi anni, dei migranti provenienti dai “paesi amici” dell’Europa e del Nord America (tra cui numerosi giovani italiani) il governo australiano ha dato un giro di vite alle regole che stabiliscono l’ottenimento del permesso di soggiorno, scoraggiando a rimanere nel paese coloro che non riescono a trovare lavoro ed integrarsi. Nei confronti dei cittadini occidentali le espulsioni vere e proprie, quelle “coatte”, sono una rarità: generalmente quando un europeo non trova lavoro e si vede negare il permesso di soggiorno, o il rinnovo dello stesso, rinuncia a restare nel paese e fa spontaneamente il bigletto aereo per tornare a casa.

Sul fronte dell’immigrazione clandestina, l’Australia da sempre si impegna moltissimo per vigilare le coste soggette a sbarchi, e pur rispettando le “convenzioni internazionali”, (almeno sulla carta) gli australiani hanno sempre cercato in tutti i modi di scoraggiare il fenomeno, per limitarlo al massimo. senza riuscire però a sconfiggerlo definitivamente, cosa impossibile, perché nonostante gli scafisti vengano arrestati, le mafie trovano persone disposte anche a farsi la galera, in cambio di soldi o di altri benefici per la famiglia.

Negli ultimi mesi anche in Australia il fenomeno migratorio è tornato ad intensificarsi, suscitando malumori tra la popolazione, e il governo australiano ha lanciato l’operazione “frontiere sicure”, per frenare gli sbarchi.

Dinnanzi al fallimento di tutte le politiche di controllo dell’immigrazione, anche di quelle più repressive, e all’impossibilità di intervenire con la forza bruta
(quella delle nazioni che accolgono con i mitra i migranti è una bufala…) sembra che l’Australia abbia cambiato strategia: anziché arrestarli, pagherebbero gli scafisti affinché devino la rotta verso l’Indonesia!

Proprio così: è come se l’Italia per risolvere il problema, pagasse i trafficanti per dirigersi verso la Spagna. E così mentre il premier Australiano si vanta dei risultati ottenuti sul fronte del contrasto all’immigrazione clandestina, i vicini indonesiani insorgono, e “spiegano” a cosa sia dovuto il grande successo dell’operazione australiana.

E’ questa l’accusa mossa dal governo indonesiano, che avrebbe raccolto elementi in grado di creare imbarazzi internazionali all’Australia, in quanto questa condotta potrebbe configurare addirittura il reato di “tratta di esseri umani” o di complicità alla stessa.

Secondo l’accusa, a Maggio l’esercito australiano avrebbe intercettato un barcone, con a bordo una sessantina di migranti provenienti dal Bangladesh e dalla Birmania. Alcuni ufficiali australiani sarebbero saliti a bordo del barcone, per trattare con lo scafista, che a fronte del pagamento di 30.000$ avrebbe virato il timone verso l’Indonesia.

Ovviamente questo cambiamento non è stato ben accolto da quei migranti che hanno pagato migliaia di dollari per raggiungere la ricca Australia, e si sono ritrovati in Indonesia. Ed è grazie a loro che è emersa la verità.

Il governo australiano per adesso tace, forse sperando che la questione resti nell’ombra, visto che ai media occidentali non hanno dato grande risonanza alle accuse mosse dall’Indonesia, mentre da parte dei governi c’è stato assoluto silenzio: meglio fare “orecchie da mercante” e mantenere buoni rapporti con l’alleato australiano….

Se le accuse dell’Indonesia fossero confermate, secondo il diritto internazionale, l’Australia potrebbe vedersi accusata di “tratta di esseri umani“: di fatto hanno ingaggiato lo scafista per raggiungere l’Indonesia, esattamente come le mafie lo avevano ingaggiato per portarli in Australia. Inoltre è stato violato l’accordo che il governo australiano aveva sottoscritto proprio con l’Indonesia.

Circa 500$ per ciascun clandestino: sarebbe questo l’ammontare corrisposto allo scafista per dirigersi altrove. Dal punto di vista prettamente economico, è un affare per l’Australia, visto che l’accoglienza, la gestione ed il rimpatrio di quei migranti sarebbe costata almeno dieci volte tanto.

Veritanwo

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