De Angelis: “Gesù Cristo era romano, parente della regina Cleopatra d’Egitto”

Lo scrittore e ricercatore antropologo Alessandro De Angelis prosegue le sue ricerche, creando scompiglio e suscitando reazioni forti nel mondo cattolico.

Riceviamo e pubblichiamo l’articolo in esclusiva per veritanwo

De Angelis: “Gesù Cristo era romano, nipote di Marco Antonio e della regina Cleopatra d’Egitto.”

Pensare che Roma potesse costruire il Cristo re redentore su un Gesù ebreo è un’eresia storica. Stiamo per dimostrare che Gesù era di sangue romano e nipote del triumviro romano Marco Antonio e di Cleopatra d’Egitto, madre di Maria. Da quando Pompeo Magno, nel 63 a.C. tolse dal potere gli asmonei per mettere gli erodiani, ci furono continue guerre con gli ebrei che sfociarono in tre guerre con oltre un milione di morti. Abbiamo visto nel precedente articolo “Maria Vergine era la terza moglie di Erode”, che ella fece venire un veleno dall’Egitto per cercare di uccidere il re. Ricordo che Maria moglie del re Erode il Grande, di cui ci parla lo storico ebreo Giuseppe Flavio, aveva come cognata Salomè, sorella del re, che ritroviamo nei vangeli apocrifi come la donna che la aiuterà a partorire, inoltre era cugina di Anna Boeto e di Elisabetta Boeto che ritroviamo come cugine nei vangeli, inoltre nella sua famiglia Boeto  compaiono Gesù, Simone padre, Lazzaro e Marta fratelli e tutti questi personaggi li ritroviamo sempre nei vangeli quando Gesù va a Betania alla casa di Simone, dove trova anche Maria, Marta e Lazzaro. Dulcis in fondo Gesù Boeto morirà in concomitanza di un terremoto, della morte di Zaccaria e dell’abominio della desolazione, tre eventi che Matteo inserirà nel suo vangelo, ad ulteriore dimostrazione che Gesù Boeto e il Gesù dei Vangeli erano la stessa persona. Nel raccontare la cospirazione di Maria contro suo marito Erode, G. Flavio ci fa sapere che fece venire il veleno dall’Egitto e che i suoi fratelli, sottoposti a tortura confessarono, dopodiché tolse dal testamento Gesù che aveva nominato suo erede al trono d’Israele e divorziò da Maria che ritroviamo esattamente lo stesso anno di questi eventi, cioè nel 5 a.C., che fugge in Egitto per salvarsi, con Erode che cercava Gesù per ucciderlo. Ma che motivo avrebbe avuto Erode per rivoltarsi anche contro suo figlio? La cosa non aveva una spiegazione logica, così come non aveva spiegazione il folle gesto di Maria che voleva uccidere suo marito Erode in fin di morte, tanto che morirà l’anno successivo. L’unica spiegazione possibile era che Erode avesse scoperto che Gesù non era suo figlio e che Maria lo avesse tradito con un altro uomo. Dai vangeli sappiamo che:

“Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme”.

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Da questi versetti sappiamo che i Magi andarono a Gerusalemme , incontrarono Erode il Grande e domandarono dove è il re dei giudei che è nato? Di certo non sarebbero partiti sapendo che Maria era incinta, molte volte i neonati morivano, inoltre come potevano sapere in anticipo la notizia che Maria era incinta? Il re Erode era idumeo da parte di padre e arabo-nabateo da parte di madre, quindi è ovvio pensare che alla nascita del suo ultimo figlio, Gesù, i re di quelle nazioni che si trovavano ad Oriente, mandassero doni al re Erode, in quel tempo personaggio importante. I Magi parlavano di Gesù come re dei Giudei, quindi un re terreno e sappiamo che Erode lo aveva nominato re d’Israele. Sappiamo dall’apocrifo pseudo Matteo che i Magi arrivarono dopo il secondo anno dalla nascita del Cristo:
Trascorso poi il secondo anno, dall’oriente vennero dei magi a Gerusalemme, portando doni. Essi interrogarono sollecitamente i Giudei, domandando: – dov’è il re che vi è nato? Infatti abbiamo visto in oriente la sua stella e siamo venuti ad adorarlo.
L’evangelista Matteo ci fa sapere che Gesù era già nato e che aveva due anni all’arrivo dei Magi, Maria prima di arrivare a Betlemme si fermò da sua cugina Elisabetta che era incinta di Giovanni Battista:
Al tempo di Erode, re della Giudea. […] In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Sappiamo ancora dal vangelo di Luca che l’angelo Gabriele annunciò a Maria la sua gravidanza sei mesi dopo che l’aveva annunciata ad Elisabetta:
«Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato a portarti questo lieto annunzio. Ed ecco, sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, le quali si adempiranno a loro tempo». […] Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia.
Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.
Ma se Gesù era già nato da due anni, allora di chi era incinta Maria? Non certo di Gesù! Vediamo di chi, nella seconda apocalisse di Giacomo, nel brano dopo l’apparizione del “risorto”, ecco cosa scrive Giacomo il Giusto:
Una volta, mentre ero seduto e meditavo, egli (Gesù) aprì la porta. Colui che avete udito e perseguitato venne da me. Egli mi disse: “Salve, fratello mio! Fratello mio, salve”. Allorché alzai il viso per guardarlo, la madre mi disse: “Non ti stupire, figlio, che Egli ti abbia detto “fratello mio!”. Voi foste nutriti tutti e due con lo stesso latte. “Perciò egli mi chiama: “madre mia! […].
In questo passaggio Gesù è andato a casa della madre Maria, che dice a suo figlio Giacomo di non stupirsi che egli lo chiami “fratello”, in quanto entrambi furono allattati da lei. Questo vuol dire che Maria è madre sia di Gesù che di Giacomo, ma mentre il padre di Gesù è Erode, Giacomo è il figlio di Giuseppe. Analizziamo ora dei passi di liturgia copta, che possiede fra il suo tesoro omiletico una lunga Catechesi, attribuita a Cirillo di Gerusalemme.
Maria risponde a Cirillo e gli narra le sue origini familiari e territoriali «Ed ecco che la vergine, dal canto suo, stendendo la mano verso di me, mi dice: “Io sono Maria Maddalena, dal nome del villaggio in cui sono nata: Magdalia. Il mio nome è Maria di Cleopa. Io inoltre sono Maria di Giacomo, figlio di Giuseppe il falegname, a cui mi consegnarono.
Ecco svelato il mistero, Maria la vergine, ovvero la madre di Gesù che ha allattato sia Gesù che Giacomo. Ora sappiamo il vero motivo che spinse Maria a congiurare contro suo marito Erode per cercare di ucciderlo con un veleno che fece venire dall’Egitto, paese in cui fuggirà. Era incinta di Giuseppe e quest’ultimo dovette fuggire con lei per non essere ucciso da Erode il Grande. Inoltre Maria dice di essere Maria di Cleopa è il diminutivo Cleopatra e di sta per figlia di. Maria ci sta dicendo di essere la figlia di Cleopatra, ed in effetto Cleopatra ebbe contatti con Erode in molte occasioni e dopo che Marco Antonio vinse la battaglia di Filippi nel 41 a.C., chiamò a Tarso sia Simone Boeto, sacerdote del culto di Iside ad Alessandria, sotto Cleopatra, sia Cleopatra stessa. Marco Antonio ebbe due figli da Cleopatra nel 40 a.C.: Alessandro Eli e Cleopatra Selene, poi Cleopatra ebbe evidentemente una relazione con Simone Boeto da cui nacque la Maria dei vangeli. Prova ne è che Cleopatra portò a Roma il culto di Iside quando era con Giulio Cesare, culto che vide il sorgere di tantissime raffigurazioni iconografiche in tutto il mediterraneo, e le raffigurazioni di Iside ed Horus sono identiche a quelle che raffigurano Maria con Gesù in braccio nell’atto dell’allattamento. Dai vangeli sappiamo che Maria era cercata da Erode che voleva uccidere Gesù e che a causa di questo dovette fuggire in Egitto insieme a Giuseppe. Durante la fuga in Egitto, Maria si fermò in tre posti particolari, si soffermò per un mese in un villaggio chiamato Al-Matariyah, nel cui giardino esisteva una pianta balsamica chiamata sicomoro. Questi sicomori o “balsamine” furono fatti piantare da Cleopatra, quindi Maria tornò nel luogo dove aveva vissuto la sua infanzia con la madre. Nel Vangelo Arabo dell’infanzia che è stato scritto da Caifa, Gesù Giuseppe e Maria incontrano anche il faraone.
[1, 1] Quanto segue l’abbiamo trovato scritto nel libro del pontefice Giuseppe vissuto al tempo di Cristo; alcuni dicono che egli sia Caifa. […] [24, 1] A Matarea. Si diressero poi a quel sicomoro che oggi è detto Matarea. Gesù fece scaturire una sorgente a Matarea, nella quale la signora Maria lavò la sua camicia…. Indi discesero a Misr. Visto il Faraone rimasero tre anni in Egitto”. (Vangelo Arabo dell’infanzia del Salvatore)
Il faraone che videro poteva essere solamente Alessandro Helios, figlio di Cleopatra e di Marco Antonio. Difatti Tolomeo XV o Cesarione, nato da Giulio Cesare e Cleopatra era stato ucciso da Ottaviano, mentre di Alessandro dopo che era stato adottato da Ottavia, sorella di Ottaviano, si persero le tracce a Roma. Cleopatra fu uccisa nel 30 a.C. e dopo la morte di Tolomeo XV il faraone che videro Giuseppe e Maria poteva solamente essere Alessandro Heli, anche se tale nomina era solamente virtuale visto che l’Egitto era stato annesso all’impero romano. Se Maria fosse la figlia della regina Cleopatra, Alessandro Heli risulterebbe essere suo fratello, e questo spiegherebbe l’incontro con il faraone dove si rifugiò in attesa della morte del re Erode il Grande. Tornando ad Erode che voleva uccidere suo figlio Gesù, e Matteo, nel suo vangelo lo dice esplicitamente:
“Non è forse questi il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi?”.
L’evangelista Luca inoltre nella sua genealogia di Gesù dice: Gesù, Giuseppe, Eli, che corrisponderebbe ad Alessandro Eli, figlio di Marco Antonio e di Cleopatra. A questo punto Gesù, oltre che ad essere l’ultimo faraone d’Egitto della dinastia tolemaica, nonché legato anche al sangue di Alessandro Magno, fratello di Tolomeo I, è anche nipote di Marco Antonio e di sangue romano. Il fatto che Giuseppe fosse nipote di Marco Antonio e che si credeva fosse padre di Gesù, portò i Mandei a parlare di Gesù come di un uomo dal sangue romano. I Mandei attendono l’avvento di una figura, Anosh-Uthra (Enoch), che «accuserà Cristo il romano, il mentitore, figlio di una donna che non è dalla luce» e «smaschererà Cristo il romano come mentitore; egli sarà legato dalle mani dei giudei, i suoi devoti lo legheranno e il suo corpo sarà trucidato».
Anche il Vangelo di Tommaso riporta una frase di Gesù (loghion n°105: “Colui che conosce il padre e la madre sarà detto: figlio di una prostituta”),
che conferma l’adulterio di Maria nei confronti di Erode, e questa ipotesi trova conferma in un importante testo mandeo, il secondo trattato del Ginza di Destra, in cui è scritto:
“Non spaventatevi, non abbiate paura e non temete Msiha (=Gesù), il romano, il futile, colui che modifica i discorsi.”
La comunità mandea si formò quando Gesù era ancora vivo, quindi la loro testimonianza è importantissima, e Gesù stesso renderà testimonianza nel Vangelo vivente di Mani, quando, portato davanti a Pilato rispose alla sua domanda su chi fosse realmente disse:
“Io non sono della casa di Giacobbe e della razza di Israele…” (F. W. K. Müller, Handschriften Reste…, p.34-36).
I Mandei attendono l’avvento di una figura, Anosh-Uthra (Enoch), che «accuserà Cristo il romano, il mentitore, figlio di una donna che non è dalla luce» e «smaschererà Cristo il romano come mentitore; egli sarà legato dalle mani dei giudei, i suoi devoti lo legheranno e il suo corpo sarà trucidato».
Anche gli ebrei non potevano astenersi dal raccontare la verità, anche se in maniera criptica per paura di ritorsioni da parte di Roma e cosi scrissero nel Talmud Shabbat 104b [i], Sanhedrin 67 :
Si insegna che Rabbi Eliezer disse ai dottori: “Ben Stada non portò forse la stregoneria dall’Egitto in una ferita che era nella sua pelle?” Gli dissero: “Era uno stolto (folle) e non puoi addurre una dimostrazione basandoti su uno stolto”. Ben Stada è Ben Pandira. Rabbi Chisda disse: “Il marito era Stada e l’amante era Pandira”. No, il marito era Pappos Ben Yehudah e la madre era Stada. No, la madre era Miriam la parrucchiera delle donne [ed era chiamata Stada]. Come diciamo in Pumbeditha: Ha lasciato [Stat Da] il marito”
Le Toldoth Yeshu parlano della vita di Gesù. Sono racconti non codificati di matrice ebraica su Gesù e sul primo cristianesimo, trasmessi inizialmente in forma orale e posti in forma scritta fra il IV e il VI secolo d.C.. Il testo racconta che il padre di Gesù viveva a Betlemme, in Giudea:
“Vicino alla sua casa abitavano una vedova e la sua bella e casta figlia, chiamata Miriam, che era promessa a Giovanni, un uomo istruito della legge e della stirpe reale di David. Alla fine di un Sabbath, Giuseppe Pandera, bello e simile a un guerriero, avendo ammirato Miriam con lussuria, bussò alla sua porta e la ingannò, fingendo di essere il suo promesso sposo…”
Il termine Panthera si riferisce specificamente alla pantera. I sacerdoti egizi, ed anche la regina Cleopatra, madre di Alessandro Helios e nonna di Giuseppe, indossavano abiti di pelle nera di  pantera nelle loro cerimonie nel tempio del sole d’Egitto. La pantera è stata, come il leone, simbolo di iniziazione ai misteri ermetici, e il termine sembra derivare direttamente dal egiziano Pan Neter Ra, un titolo che significa “Figlio di Ra” (figlio del Sole). Nei tempi più antichi il re era chiamato Neter-nefer, e la definizione “faraone” entra nell’uso comune solamente a partire dal Nuovo Regno. Giuseppe viene chiamato Panthera, ovvero “figlio del (re/faraone) Sole”, epiteto ripreso dal padre Alessandro Helios, ovvero “il Sole”. Tutto questo spiegherebbe quindi il motivo per cui viene associato a Giuseppe l’epiteto “panthera”, facendo sì che gli ebrei rendessero criptato il passo della  Toldoth Yeshu ai non ebrei o gentili. A conclusione di questa ricerca possiamo ricapitolare i seguenti punti:
1) L’amante di Maria nei vangeli si chiama Giuseppe.
2) Giuseppe era nipote del triumviro Marco Antonio e nel racconto ebraico viene trasformato in un legionario Romano.
3) Giuseppe era il figlio di Alessandro Helios, ovvero “il Sole”, e il termine Panthera significa “figlio del Sole”.
3) Maria viene chiamata Stada, ovvero una donna “che ha lasciato il marito”, infatti lasciò Erode per fuggire in Egitto con Giuseppe.
4) Cleopatra e i sacerdoti egizi usavano vestirsi con pelle di pantera durante le cerimonie dei loro culti solari nel tempio.
5) Giuseppe nei vangeli è il figlio di Eli (Helios), Eli è l’abbreviazione di Helios dal greco, ovvero sole.
6) Giuseppe Ra viene associato a Maria/Iside Panthea diventando Giuseppe Panthera.

Gesù quando incominciò il suo ministero aveva circa trent’anni ed era figlio, come si credeva, di Giuseppe, figlio di Eli […].
E verso l’ora nona Gesù gridò con gran voce: “Elì, Elì, lamà sabactanì?.

Gli esegeti interpretano la frase come “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. In aramaico la locuzione “dio mio” non corrisponde ad Eli, bensì ad Ilahi. Secondo gli studiosi Gesù sta chiamando Heli, il dio Sole (ebr. ῾Ēlī, gr. ῾Ηλί, lat. Heli) ma sarebbe improponibile ipotizzare che Gesù stia affermando che suo padre è il dio Sole. In realtà Gesù sta chiamando Giuseppe, che aveva lo stesso epiteto del padre Alessandro, cioè Helios o Eli. Difatti Giuseppe era andato a chiedere la sua liberazione a Pilato, che acconsentì al suo rilascio, e subito dopo lo portò in una tomba che aveva da poco comprato ad Arimatea per fargli trascorrere la notte in tranquillità, avvolto in un panno di lino intriso di Aloe e Mirra al fine di disinfettarne le ferite avute durante la flagellazione. Concludendo Gesù oltre che ultimo faraone d’Egitto come nipote di Cleopatra era anche di sangue romano tramite il suo bisnonno Marco Antonio.

Tutte le scoperte sono sotto copyright e tratte dal libro L’ultimo faraone-Erode Gesù, la discendenza reale del sangue di Cristo. http://www.macrolibrarsi.it/libri/__l-ultimo-faraone-erode-gesu-libro.php

Alessandro De Angelis ricercatore storico delle religioni e di cristianesimo primitivo

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