Brexit, iniziano le prime (assurde) ritorsioni contro il Regno Unito

A pochi giorni dalla vittoria del Brexit, dopo le minacciose dichiarazioni della Merkel, arrivano le prime ritorsioni. Ritorsioni assurde, come eliminare la lingua inglese da quelle “ufficiali” dell’Unione Europea, nonostante sia la lingua più parlata in Europa e nel mondo intero. Una lingua che la stessa UE ha promosso fino a ieri. Uno schiaffo morale, una ritorsione che appare degna dei bambini di un asilo che fanno i dispetti al compagno antipatico. E’ solo una mossa per esercitare pressione sul popolo inglese, inducendo i più deboli a pentirsi della scelta effettuata, oltre a voler “dare un monito” ai cittadini degli altri paesi.
Iniziano le ritorsioni. L'articolo a cui si riferisce è questo

Iniziano le ritorsioni. L’articolo a cui si riferisce è questo

Gran Bretagna: “embargo” in arrivo

Questo non è altro che l’antipasto di ciò che aspetta il Regno Unito, probabilmente selezionato dall’elite per spegnere l’euroscetticismo, che sta aumentando in tutta l’Eurozona. Faranno vedere ai 27 paesi dell’Unione che uscire non conviene.
Colpirne uno per bastonarne cento. Sicuramente cercheranno di ostacolare i commerci, creando problemi alle grandi aziende con sede in Regno Unito, che lavorano molto di export. Ma come avevamo spiegato in un altro precedente articolo, potrebbero cercare anche di imporre tasse sui trasporti aerei, o fare pressione sulle compagnie affinché si orientino su altre tratte, diminuendo i collegamenti con Londra e rendendoli più costosi. Collegamenti aerei, che come spiega l’articolo, possono condizionare i flussi turistici e penalizzare, oppure favorire, certe mete rispetto ad altre. Per esempio, Bruxelles è una delle città “trattate meglio” dalle compagnie aeree. Ryanair offre voli low cost da numerosi aeroporti. Spesso si paga anche solo 10€ per volare fino a Bruxelles da Roma, Milano e numerose altre città.

Il Brexit per stroncare l’euroscetticismo

Non si muove una foglia, che l’elite non voglia. E’ notorio. Anche quando mettono a scelta i cittadini, fanno in modo che le “opzioni” che hanno a disposizione siano congrue agli interessi delle elite.  Per alcuni giorni ci chiedevamo se il brexit fosse o meno un arcano del sistema. Il fatto che un premier conceda un referendum di questo tipo, sapendo che potrebbe anche vincere, è molto strano, quando a farlo poi è un europeista. Politici che difficilmente, agiscono da “cani sciolti”. Altrimenti nemmeno arrivano al loro posto. L’omicidio di Jo Cox,  a pochi giorni dal voto, ha fatto pensare in molti ad un intervento per cercare di spingere verso il “Remain” sull’onda della commozione. E’ una ipotesi che è assolutamente verosimile, possibile e da valutare. Non sarebbe certo la prima manovra di questo tipo della storia. Ma dopo una valutazione dei fatti, degli elementi, siamo propensi a credere, tra le varie ipotesi, che il brexit sia uno stratagemma per distruggere l’euroscetticismo, che sta dilagando un po’ ovunque in Europa, ed in molti paesi, pur non avendo la maggioranza assoluta dei consensi, gli “euroscettici” sono il primo partito. E se conquistassero il governo in diversi paesi, metterebbero in difficoltà l’UE. Se ad uscire non fosse solo la Gran Bretagna, ma anche Francia, Austria, e Olanda – per citare tre nazioni – l’Europa si frantumerebbe come un cristallo lanciato dal decimo piano di un palazzo.
Se i fatti dimostreranno che la scelta dei britannici si è rivelata giusta, con un rilancio dell’economia, e benefici per i cittadini, come la situazione pregressa all’Unione Europea, l’euroscetticismo avrebbe nuovo impulso, il fiume si farebbe incontenibile. Meglio allora far uscire una nazione, quella rimasta fuori dall’euro, tra l’altro, pur essendo socia della Bce, e fare in modo che sia colpita da una sonora crisi, in modo da dissuadere gli euroscetticismi.
Sarà il tempo, che è galantuomo, a stabilire se queste ipotesi e questi scenari sono “becero complottismo”, come viene definito da qualcuno, o analisi fondate.